La mia storia.
Parte 2 di 6.

La prima vera svolta professionale

Ero a buon punto nel mio percorso professionale, lavoravo e studiavo e tutto procedeva bene. Ma la prima vera svolta nella mia carriera, l’ho avuta al secondo anno di università. Feci amicizia con il secchione della classe: Luigi Giglio. La storia di Gigi è pazzesca, basta raccontarvi che il suo Paese di origine è il BurkinaFaso (papà italiano, mamma principessa nativa) e la coincidenza ha voluto che ci incontrassimo a Ivrea, in provincia di Torino. 

Gigi era lo studente più forte del corso nello sviluppo del software, io d’altro canto avevo la mia agenzia con cui stavo iniziando a intercettare un bisogno crescente tra i miei clienti. Era il 2009 e molti piccoli imprenditori iniziarono ad acquistare i primi smartphone. La richiesta di sviluppare una propria app da pubblicare sugli app stores, a basso costo, era un’esigenza che stava esplodendo. Ma noi eravamo solo in due e per riuscire ad aumentare i volumi esponenzialmente ci serviva un sistema scalabile.

Mi venne così in mente di creare una piattaforma self-service che permettesse a chiunque, senza possedere competenze tecniche, di poter realizzare la propria applicazione mobile cross-piattaforma a bassissimo costo. Dammo così il benvenuto ad AppsBuilder.

AppsBuilder la progettammo in due settimane, e durante la pausa estiva passammo a sviluppare il codice. Ricordo i mesi di luglio e agosto, chiusi nel salotto della casa dei miei genitori, a divorare codice in tutti i linguaggi: C++ per iOS, Java per Android, Php per il backend, HTML e Javascript per il frontend, bash script per le compilazioni delle app sui server remoti. Ricordo mio padre a spiarci dietro la porta, entrando timidamente di tanto in tanto nel chiederci di fermarci e di fare una pausa. Ma noi avevamo i clienti, non c’era tempo. L’idea doveva trasformarsi in realtà entro la fine dell’estate perché poi sarebbero riprese le lezioni all’università. 

La sfida la vincemmo. La prima settimana di Settembre del 2010 andammo online con la prima versione della piattaforma. 

Zero marketing, zero euro di investimento pubblicitario, ma tanta passione: il passa-parola tra gli utenti prese subito piede e meno che non si dica eravamo recensiti su tutti i blog di settore. Ricordo un articolo su un portale italiana, iPhoneItalia, mi lascio senza parole – per la prima volta ho potuto sperimentare cosa significava avere un lead ogni 10 secondi. 

Abbiamo il prodotto. Abbiamo traction. E adesso?

Davide Pozzi, che sul web si fa chiamare il TagliaErbe, pubblicò un articolo sul suo blog riguardo ad HoundSeoTool, segnalandolo alla sua community come il primo strumento italiano per fare Seo. Da lì instaurammo un rapporto, che forse posso definire di amicizia, in cui inizio a regalarmi preziosi consigli che ancora oggi ne faccio tesoro. 

HoundSEOtool prometteva grandi successi, ma così però non fu. Da quella esperienza, Davide mi spronò e mi disse ‘se vuoi che AppsBuilder funzioni, devi uscire dal salotto di casa, iniziare a fare una vera impresa e rincorrere le opportunità che in Italia iniziano a crearsi grazie a micro fondi di venture capital’

Venture capital? Fondi di investimento? Angel investor? Startup? 

Allora ricordo bene, non esisteva ancora nulla di tutto questo nel nostro Paese. Feci una ricerca su Wikipedia e trovai una mezza paginetta, con un elenco di una decina di questi fondi e la loro relativa email.

Scrissi a tutti gli indirizzi raccontando di AppsBuilder e dell’incredibile successo ottenuto, senza aver investito un euro in campagne marketing. 

La seconda svolta della mia vita professionale.

Ricordo perfettamente, come se fosse oggi, la mail di risposta che ricevetti dal fondo AnnapurnaVentures. 

Era un semplice invito a un incontro di approfondimento presso i loro uffici di Milano. Ma quella semplice mail, per me e Luigi, era stato un riscontro grandioso e un riconoscimento verso la nostra idea. 

Abbandonammo le nostre postazioni eporediesi, comprammo gli abiti giusti per presentarci all’evento e con l’entusiasmo di un 24 enne ci presentammo all’incontro. 

La porta venne ci aperta da Raffaele Mauro, un ragazzo (allora 🙂 !) con un ottimo fiuto verso l’innovazione e la tecnologia. 

All’incontro portammo le nostre storie e una stampa di tre fogli A4 con alcune metriche di Google Analytics circa i funnel di conversione del prodotto. 

Oggi, qualsiasi startup che si presentasse così a un fondo, non penso neanche la farebbero sedere al tavolo: noi eravamo degli studenti in ingegneria e concetti come business plan, marketing & sales plan, market research non avevamo la minima idea di che cosa fossero. 

Nonostante ciò, Raffaele ci fece passare e ci presentò al fondatore del fondo: Massimiliano Magrini. 

Conoscere Max, per un ragazzo di 24 anni che è cresciuto con applicazioni google, è come conoscere il tuo più grande mito di sempre. A distanza di anni, posso ancora affermare che rimane una delle persone più capaci, smart e visionarie che abbia mai conosciuto.

Ma torniamo alla mia storia. L’incontro con il fondo andò bene, ci incubarono e ci guidarono passo-passo in tutte quelle fasi di vita di un progetto che deve diventare grande e svilupparsi globalmente. 

AppsBuilder per me è stata una palestra sensazionale, di vita e di business, di relazioni, di fatica ma anche di grandi soddisfazioni.